

Tango Argentino



Gianluca e Caterina
allievi del campione del Mondo Marco Palladino
LE ORIGINI E GLI ALBORI
Verso la fine dell'Ottocento, sbarcarono nei porti sudamericani del Rio de la Plata ,
in fuga da guerre e carestie, ondate di emigranti italiani, francesi, ungheresi e di altre
nazionalità. Carichi di speranze e aspettative, cercavano una nuova vita nella "Terra d'Argento", l'Argentina.
Inizialmente, si trovarono a condurre una vita assai misera e piena di rimpianti,ma, alla fine,così
come centinaia di migliaia di persone prima di loro, furono costretti ad abbandonare il sogno di una terra
provvida di ricchezze, travolti da vere e proprie ondate di immigrati che dalle campagne letteralmente invadevano
le nascenti metropoli di Montevideo, Rosario e Buenos Aires in cerca di-lavoro. Nonostante la durezza dei lavori
disponibili, dato la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri.
Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini
della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri
costruiti dal nulla, detti ''Orilla", creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e
culturali che è diventata l'ingrediente magico di un processo creativo. Nei vicoli dell' Orilla ,
i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusionee disperazione, da cui ben presto emerse una
speranza comune rappresentata da una volontà di fuga, sia pure soltanto momentanea, dall'oppressione,
sentimento forte espresso in canzoni, cantate in "Lunfardo", il dialetto degli emarginati,
sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall'Italiano.
Le canzoni cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie.
Cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni.
Cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell'avversità.
La canzone, come in tante altre parti del mondo, divenne la consolazione in musica dell'uomo,
e la canzone richiede come suo completamento espressivo la danza ed è così che nel
vicoli di Buenos Aires, è nato il tango.
Nel tango, gli afroamericani hanno portato il ritmo delle oscure e distanti origini africane,
il Condombé. Con i Gauchos delle pampas, arrivarono i Payadores e la loro musica,
la Milonga (che in Spagnolo significa festa), che usavano per improvvisare canzoni accompagnate
dalla chitarra,trasmettendo le notizie di fattoria in fattoria. Con i colonizzatori spagnoli e
probabilmente anche mediante la migrazione degli schiavi, si diffuse l' Habanera , la danza
dell'Avana a Cuba, che divenne un altro ingrediente di questo unico e originale melting pot .
Alcuni storici ritengono che le origini dell' Habanera vadano addirittura ricercate in una danza
inglese del 17 secolo, diffusasi in Francia come Contredanse , e da lì, cinquant'anni dopo,
approdata nella zona dei Pirenei spagnoli come Contradanza prima di approdare a Cuba insieme ai
colonialisti spagnoli e trasformarsi appunto nell' Habanera , cui si aggiunsero le varie tradizioni
musicali e gli stili tradizionali dei paesi d'origine degli immigrati italiani, francesi, ebrei e centro-europei.
Il termine "tango" iniziò a diffondersi verso il 1820, riferito ad un tipo di
percussione usata dagli afromaericani. Può sembrare una forzatura associare questo
significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse
sessant'anni dopo. In origine, gli strumenti musicali del Tango erano, infatti, il pianoforte,
la chitarra e il flauto che, in combinazione con le diverse tradizioni musicali degli immigrati,
produssero uno sviluppo della Milonga in una prima forma anticipatoria del Tango, così come oggi lo conosciamo
La musica dava agli immigrati la possibilità di lasciarsi andare nella nostalgia per un
più felice passato, di provare un momentaneo attimo di piacere nel presente e di sognare
un futuro migliore. E poi, la musica gioiosa e i ritmi sincopati della Milonga portavano con
sé il senso del momento, un attimo di fuga temporanea, la possibilità di dimenticare, sensazioni da apprezzare.

Quando poi la danza terminava e i ballerini
tornavano nelle loro squallide e patetiche
abitazioni, ben altra era la canzone che si
cantava fra la gente dei bassifondi,
il pianoforte era sostituito dal bandoneòn,
una sorta di fisarmonica. Amato dagli Italiani,
ma originario della Germania - lo strumento fu
inventato da Heinrich Band (da cui il nome) -
dove venne impiantata la prima fabbrica nel 1843.
Il bandoneòn fu creato come strumento per la
liturgia ecclesiastica, con lo scopo di sostituire
l'organo nelle parrocchie meno dotate di mezzi
economici. Nel gennaio del 1868 una nave svedese,
la fregata "Landskrona" gettò le ancore nel porto di Buenos Aires. La leggenda
racconta che parte dell'equipaggio fu invitato ad abbondanti libagioni, della durata di tre giorni,
nei locali dell'angiporto e che un marinaio, avendo speso fino all'ultimo peso, barratò
il suo bandoneòn (che si ritiene essere stato il primo in tutto il Sud America) per un ultima bottiglia di liquore.
Con l'introduzione dei particolari timbri musicali del bandoneòn il Tango vennea perdere la
sua apparenza di gioiosità per acquisire una sonorità più corposa e accorata
che meglio andava a descrivere le emozioni che la canzone voleva esprimere.
Il tango divenne intenso, drammatico, malinconico. Il giro di bassi cadenzava la situazione
di inerzia impotente che si rivelava agli occhi di quei suonatori del "ghetto"
mentre la melodia traduceva le emozioni di coloro che la canzone cantava. La lotta per
superare l'inerzia delle circostanze e la bramosia di una nuova libertà si trasferivano
prepotentemente nella musica del tango, come lava eruttata da un vulcano. Un famoso tango di
Canaro e Mores, "Adios Pampa Mia", esprime perfettamente questo stato d'animo.
I parolieri descrivevano una visione fatalistica delle loro sfortunate condizioni sociali,
cui spesso associavano la vergogna di deludere e tradire la loro classe sociale, la famiglia,
gli amici e la nostalgia per i tempi perduti e gli amori sfuggiti. Il tango divenne così,
quasi automaticamente, una metafora della vita stessa.

Uno dei più famosi tanghi è " La Cumparsita "
di Gerardo Matos Rodriguez, scritta nel 1916,
che descrive una piccola banda o processione
di strada come quelle che si vedono durante il
periodo di carnevale.
Un altro famoso tango è "Il Choclo", di Angel Villoldo, composto nel 1905.
In Spagnolo "choclo" significa pannocchia di granoturco, ma nel gergo colloquiale
sta ad indicare anche una parte dell'anatomia maschile. In questo caso, però, molto
probabilmente "El Choclo"era il soprannome di un amico di Villoldo, così
soprannominato per il particolare colore dei suoi capelli.
"Caminito" di Filiberto, 1926, è invece dedicata a un vicolo del quartiere
portuale di Buenos Aires, La Boca , dove approdavano gli immigrati.Nonostante i vent'anni
che separano la composizione di questi tanghi, tutti e tre raccontano di uomini traditi dalle donne che amavano.
"A Media Luz" del 1925, composta da Edgardo Donado, ritrae la visione nostalgica
di una camera col sottofondo musicale di un grammofono che suona vecchi tanghi della
gioventù del cantante vicino ad una tavola perennemente apparecchiata in attesa del ritorno della donna amata.
Discepolo, uno dei primi compositori di tango, disse:"Il tango è un pensiero
triste espresso in forma di danza". Ma il tango non è solo un pensiero, è un'emozione, una sensazione, un enigma.
E' una danza non solo del momento, ma della potenzialità del momento. E' la danza con
centinaia di segreti, migliaia di ombre, milioni di misteri.
E' la danza della velatura azzurrina della nebbia e dello sfavillio del riflesso delle luci
dei lampioni sui mosaici di petra delle strade; è la danza di uno
sguardo scambiato, di uno stiletto in una mano invisibile.
Il Tango univa la sua persone e divenne quasi un inno alle loro aspirazioni.
Leone Tolstoi, il grande scrittore russo, descrisse il tango come l'"inno
di morte" del capitalismo. Essendosi attirato addosso la disapprovazione delle
autorità costituite, il tango divenne una forma di espressione underground.
L'adolescenza del Tango era passata nelle osterie e nei bordelli di Buenos Aires.
Gli adepti si incontravano in oscuri bar per bere, suonando e ballando in angoli
scarsamente illuminati. La sensualità e l'eroticità del Tango feceroben
presto nascere l'identificazione fra la capacità di ballarlo bene e la
mascolinità e il machismo. Gli uomini si insegnavano trucchi e segreti l'uno con
l'altro, esercitandosi fra di loro prima di mostrare la propria
abilità per attrarre e sedurre le ragazze nei bordelli.
Jorge Luis Borges, il grande scrittore sudamericano, così esprimeva questo
concetto: "Nessuno può dire in quale città il tango sia nato,
Buenos Aires, Rosario o Montevideo, ma tutti sanno in quale via - la via delle prostitute".
La Legge per il suffragio universale del 1912 condusse ad una maggiore integrazione
delle classi popolarie il tango conquistò una nuova libertà.
Ma nonostante lo si potesse nuovamente danzare alla luce del sole, il tango aveva
ormai acquisito il sapore di un frutto proibito. Ognuno voleva ballare.
Ognuno voleva essere visto ballare. Era diventato più popolare di prima,
aveva conquistato l'alta società, per cui vennero organizzate feste di
tango e aperte sale da ballo per soddisfare la crescente domanda e la sua fama
ben presto varcò i confini del Sud America.
Nel 1911, mentre a Londra George Grossmith e Phyllis Dare si esibivano al Gaiety Theatre,
nella New York Revue per la prima volta negli Stati Uniti si sentiva parlare del tango.
A partire dal 1912, i due danzatori americani Irene e Vernon Castle ballarono una loro
personale reinterpretazione del ballo e in Europa il tango
furoreggiava nei Tango Café e nelle Tango Tea Rooms.
Le caratteristiche audaci del tango ovviamente fecero in modo che non venisse
approvato da tutti. Nel 1913, il teologo americano Campbell Morgan espresse una
curiosa ipotesi insinuando che il tango fosse la conferma della teoria di Darwin,
ovvero della discendenza dell'uomo dalla scimmia. Contemporaneamente, in Europa,
l'Arcivescovo di Parigi, il Cardinale Amette, dichiarava che "I Cristiani
non dovrebbero in buona coscienza prendere parte al tango".

L'anno successivo, lo stesso Papa Benedetto XV
si scagliò veementemente contro il tango,
"è oltraggioso che questo ballo indecente e pagano,
un assassinio della famiglia e della vita sociale,
sia anche ballato nella residenza papale!".
Il tango si diffuse in tutta Europa, causando problemi
ovunque veniva danzato.
Nel 1914, il Kaiser Guglielmo II proibì ai suoi ufficiali di ballare il
tango in uniforme considerandolo lascivo e contrario alla pubblica decenza.
Il capò della polizia di Monaco di Baviera bandì il tango una
volta per tutte alle festi vità primaverili, sostenendo che "... ha molto
più a vedere con la stimol azione sensuale ed erotica che con la danza".
Rodolfo Valentino nel film "I quattro cavalieri dell'apocalisse" rese popolare una versione piuttosto melodrammatica e teatrale del tango,

ma il più grande impulso alla sua diffusione
venne da Carlos Gardel. Figlio di una stiratrice
di origine francese che era emigrata in
Argentina, Gardel crebbe con il tango e ne
condivise le umili origini.
La prima partitura di tango fu pubblicata nel
1888, contemporaneamente alla nascita di
Gardel. Famoso, di bell'aspetto, popolarissimo
cantante di tanghi, compositore e stella cinematrografica, Gardel divenne ben presto popolarissimo
in Argentina.Nel 1930 l 'esercito prese il potere e la gente perse la libertà politica e
il diritto di voto. Il tango, la voce del popolo, fu ridotto al silenzio. Gardel emigrò
da Buenos Aires a Parigi seducendola prima di essere tragicamente ucciso, vittima di un
disastro aereo, a Medellin in Colombia. E ancora oggi la sua tomba, al cimitero Chacarita di
Buenos Aires, è meta di pellegrinaggi. Negli anni Trenta, George Raft, che mostrava
alcune delle autentiche emozioni del tango, colpì l'immaginazione di milioni di
spettatori cinematografici. Il ballo che George Bernard Shaw considerava "... essere
l'unica danza sociale moderna che è riduttivo chiamare un ballo" era entrato nella fase della sua maturità.